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È arrivata la primavera. Quella vera

Ci voleva una stagione come quella che stiamo attraversando per far tornare il buonumore, almeno in parte, a molti imprenditori della distribuzione. Oltre che a tanti floricoltori e vivaisti. Un andamento che riconferma la fortissima influenza che le condizioni meteo hanno sul nostro settore. Certo, non è che fosse così difficile registrare risultati migliori della passata stagione, quando alcuni punti vendita si sono ritrovati con una diminuzione delle vendite, nel solo mese di marzo, del 40 per cento. Oggi, quel segno “più” ci permette di tirare un sospiro di sollievo e quell’incasso di fine giornata, soprattutto nei fine settimana, ci dà la forza di andare avanti con un pizzico in più di speranza. E di fare meglio.

Così, mi ha colpito la dichiarazione di Erwin Meier-Honegger, nella bella intervista a pagina 17, dove afferma che il suo problema principale degli ultimi anni è stato quello di riuscire a gestire la crescita, nonostante la perdita del 4% del fatturato nel 2013. Ecco, questo è quello che ci aspettiamo (e auguriamo) per il 214: riuscire a gestire la crescita, anche noi. Per continuare a crescere, sia sotto il profilo economico, sia professionale, con nuove sfide. 

E in merito alla professionalizzazione del settore, sono contento che su GreenUp trovi spazio, per il terzo anno consecutivo, uno speciale tutto dedicato alla gestione del fiore reciso e delle composizioni (pagina 27), con importanti collaborazioni nazionali ed estere.

E rimanendo sul tema del fiore reciso, e più in generale del lavoro del fiorista, mi sento di appoggiare l’istanza portata avanti da Florcert Italia e Fondazione Minoprio per il riconoscimento di questa figura professionale. In Italia, di fatto, il fioraio è una professione che non esiste, non rientra nell’elenco dei mestieri dell’Istat, dove è inquadrato come “venditore di fiori, bulbi e sementi”, impedendo la partecipazione a qualsiasi tipo di iniziativa pubblica. È per questo che Florcert Italia e la Scuola di Minoprio stanno sensibilizzando le istituzioni competenti, affinché questa professione venga riconosciuta a pieno, alla pari di molte altre categorie lavorative. 

Sarebbe un segnale concreto verso la giusta via della professionalità, che tanto serve a questo settore. E che consentirà di crescere. Ancora