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“Bisogna alzare la testa”

Marco Cappellini, direttore generale di Giorgio Tesi, è stato eletto recentemente nuovo presidente di ANVE, l’Associazione nazionale vivaisti espositori, e con lui una serie di nuovi consiglieri. L’obiettivo di Anve è quello di promuovere politiche di settore che siano più aderenti alle necessità delle imprese vivaistiche. Attraverso il rapporto con le istituzioni italiane ed europee (il 25 settembre scorso i responsabili dell’associazione sono stati ricevuti a Bruxelles per un incontro con la commissione europea e il Parlamento) l’intento è quello di far crescere l’identità di questo settore, troppo spesso assimilato a una percentuale dell’agroalimentare. “Le problematiche che affliggono le imprese vivaistiche, ovvero questioni doganali, aspetti legislativi, ambientali e fitopatie, prodotti del credito più aderenti alle esigenze del ciclo produttivo, non hanno nulla a che vedere con quelle delle imprese agroalimentari. Qualcosa sta cambiando però – ci racconta Marco Cappellini –. La Conferenza Stato-Regioni ha da poco approvato un nuovo piano nazionale del settore 2014-2016 che individua bene le criticità e avanza proposte interessanti. Il Parlamento è sensibile alle esigenze che anche in un recente incontro abbiamo rappresentato”.

D. Uno dei prossimi obiettivi?
R. «Uno degli obiettivi principali è quello di continuare ad allargare la base sociale: per questo stiamo includendo, oltre ai soci effettivi, anche i soci sostenitori, ovvero tutte le organizzazioni locali e regionali di settore. In questo modo noi possiamo contare su un’ampia presenza dei nostri soci in tutta Italia e a loro possiamo garantire una rappresentatività e un accesso alle politiche di settore a livello nazionale ed europeo».

D. Quale situazione ha trovato nell’associazione dopo la sua elezione a presidente?
R. «Grazie all’ottimo lavoro svolto dal mio predecessore ho beneficiato di una ben avviata gestione delle relazioni istituzionali, in particolare con le amministrazioni pubbliche. Interlocutori privilegiati con i quali abbiamo da subito presentato e discusso nuove proposte progettuali incentrate sui temi dell’internazionalizzazione, delle problematiche fitosanitarie e della formazione e comunicazione. Con grande soddisfazione abbiamo constatato sensibilità, competenza e concretezza sullo sviluppo di tali tematiche.
Anche a livello internazionale, mi sono trovato davanti a relazioni già consolidate, grazie alla nostra presidenza in ENA – European Nurserystock Association – fino al luglio scorso e che attualmente ci vede membri del consiglio direttivo. Inoltre nell’ENA partecipiamo, con due nostri delegati, al Gruppo di Lavoro Legislazione e al Gruppo di Lavoro Promozione con i quali possiamo discutere delle politiche di settore che poi verranno presentate alle istituzioni europee».

D. E per quanto riguarda l’organizzazione?
R. «Per venire all’organizzazione interna, non nascondo che ho trovato un’associazione che andava rivitalizzata e potenziata, sia relativamente alla base associativa, che alla qualità dei servizi da divulgare e offrire ai propri associati ed è anche per questi scopi che abbiamo costituito uno staff di presidenza che comprende la segreteria e il coordinamento di marketing e comunicazione e si è, inoltre, costituito recentemente anche un comitato scientifico composto da personalità del mondo accademico e della ricerca».

D. Sono stati eletti dei nuovi consiglieri, ce li presenta?
R. «Fra le priorità c’era quella di potenziare il consiglio direttivo così da poter rappresentare tutte le aree italiane a vocazione vivaistica e quindi siamo passati da 7 a 13 consiglieri, rappresentanti di altrettante importanti aziende sparse sul territorio nazionale».

D: Quali sono i vantaggi per si iscrive all’ANVE?
R. «Credo sia importante la possibilità di accedere ai nostri servizi che vengono erogati da società di primo livello in Italia e che sono creati su misura per le aziende vivaistiche: assicurazione crediti all’esportazione, garanzie sulla finanza, assistenza legale, copertura danni calamità naturali, soluzioni tecniche per le energie rinnovabili e l’ecoefficienza delle imprese e assistenza sulla logistica e le spedizioni nazionali e internazionali. Sul nostro sito internet è tutto pubblicato ed è possibile visionare gli accordi sottoscritti e la carta dei servizi con le condizioni riservate ai soci. Da pochi giorni ne abbiamo aggiunti altri che permetteranno alle aziende vivaistiche associate un accesso al credito più facile. L’accordo consente, alle centinaia di imprese italiane di piccole e grandi dimensioni, un’offerta esclusiva e da parte di primari istituti di credito presenti in tutta Italia».

D: La situazione storica è difficile, quali spiragli o possibilità vede nel futuro per il florovivaismo italiano?
R. «Il settore sta vivendo gli effetti della crisi economica che ha colpito prima i paesi del mediterraneo e ora si è estesa anche al nord Europa. Le piante non sono un genere di prima necessità, quindi, la crisi ha inciso nella diminuzione della domanda. Alle difficoltà economiche si aggiungono quelle legate alle guerre in corso in alcuni paesi del nord Africa, del medio oriente e della zona russa che stanno limitando il commercio. A ciò si aggiunga la sovrapproduzione europea e la concorrenza di nuovi paesi emergenti. Nonostante ciò, lo scenario internazionale vede aumentare l’esportazione verso paesi come la Turchia, l’est europeo e il Medio Oriente. In questi paesi la domanda è in crescita, ma sono presenti altri ostacoli come il clima, la distanza e, soprattutto, normative doganali e fitosanitarie molto rigide. In questo contesto occorre agire subito per fare squadra con l’obiettivo di risolvere, insieme alle istituzioni, i nodi che ne bloccano la crescita. La qualità e il know how delle nostre produzioni devono essere riconosciuti, tutelati e promossi dall’Unione Europea, soprattutto rispetto alla concorrenza agguerrita di alcuni paesi e alle normative protezionistiche».

D. Non è anche un problema di cultura verde?
R. «Certo, bisogna implementare la cultura del verde. Fino a quando la pianta viene vista come oggetto di bisogno secondario e di ornamento, non sarà possibile evidenziarne il vero valore. Ricerche mettono in risalto, invece, l’utilità delle piante nell’ambiente, anche quello cittadino, non solo per la bellezza o l’ossigeno che producono, ma anche per il raffreddamento delle città. Servono, quindi, forti campagne per far crescere la coscienza verde della gente e delle istituzioni. Serve un riconoscimento del prodotto nazionale ed europeo che garantisca provenienza e qualità delle piante. Servono anche politiche di settore più univoche e, per quanto riguarda l’Italia, un incremento della ricerca varietale che adesso è quasi totalmente demandata ai paesi esteri, Olanda e Francia in primis. Infine, occorre valorizzare molto di più un aspetto determinante per la qualità della nostra produzione e per la tutela dell’ambiente: le certificazioni. Molte aziende vivaistiche hanno investito fortemente sulla riorganizzazione dei processi produttivi basandosi sull’eco-efficienza e hanno promosso una cultura più sensibile al rispetto dell’ambiente circostante nel proprio personale. Le certificazioni non devono essere un marchio da esibire ma, nella competizione globale, devono diventare un valore aggiunto per le imprese europee che ci hanno investito. E le istituzioni devono fare molto di più per riconoscere questi sforzi, valorizzare queste imprese e difendere la cultura di eco-sostenibilità che è stata promossa».

D. Rileva un certo campanilismo negli italiani, la difficoltà di fare fronte comune, come si sta evidenziando per esempio nel panorama fieristico?
R. «Indubbiamente il settore in Italia ha risentito del tradizionale campanilismo, ma forse non si era mai trovato di fronte agli effetti di una vera crisi come quella attuale. Nelle difficoltà bisogna unire le forze e ottimizzare le risorse. ANVE oggi è un contenitore di centinaia di imprese, piccole e grandi, provenienti da tutte le regioni d’Italia, che hanno capito che da soli non si va da nessuna parte e che i “localismi” vanno superati. Purtroppo questo è un settore che è ancora frenato da divisioni anacronistiche, ma sta crescendo la consapevolezza che la globalizzazione impone cambiamenti anche culturali. Chi lo capisce regge, chi non lo capisce e si ostina a guardare solo al livello provinciale resta indietro di fronte a un mondo che è in movimento. Il florovivaismo ha bisogno di alzare la testa a livello nazionale e internazionale. Le rendite di posizione non esistono più. La globalizzazione e la crisi stanno spazzando via tutto. Bisogna che il settore faccia un bagno di umiltà. Bisogna tornare all’umiltà dei nostri padri, che hanno costruito queste aziende, sporcandosi le mani e lavorando 16 ore al giorno. Con quell’umiltà si può apprezzare l’altro, che non è un concorrente ma, di fronte a quello che sta succedendo nel mondo, è un alleato. Uniti possiamo farcela, divisi saremo sempre più vulnerabili. ANVE vuole questo e, per costruirlo, andrà avanti con sempre maggiore determinazione».