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Autunno, timidi segnali di ripresa

Non ci sono miglioramenti nei primi dieci mesi di monitoraggio effettuato da Ismea, sia in merito al panel delle aziende di produzione, sia per quanto riguarda quello dei garden center; più incoraggiante la situazione a livello europeo: i dati delle aste olandesi indicano che le vendite di piante in autunno non sono state deludenti. Alcuni Paesi, inoltre, come la Francia e la Germania presentano livelli di importazione di fiori e piante più elevati del 2013. A livello macroeconomico vi sono diversi fattori che spingono a ridurre i timori di una permanenza dell’Italia in una fase recessiva tra questi: il “quantitative easing” della Bei (Banca europea degli investimenti) che con lo strumento “TLTRO” (Targeted Longer-Term Refinancing Operations) da qualche mese operativo, valuta l’idoneità e finanzia, tramite alcune banche italiane autorizzate a ricevere i finanziamenti dalla Bei, i progetti di imprese che ne fanno richiesta; la discesa del prezzo del petrolio che se a livello finanziario ha determinato la fuga dai titoli energetici e la conseguente perdita per i “big” delle aziende petrolifere di una valanga di miliardi, influenza positivamente, qualora detto calo divenga strutturale, alcuni settori industriali che dipendono dalle importazioni di prodotti energetici. Inoltre, la conferma della creazione, sempre da parte della Bei, del fondo strategico “Feis” con cui si intende ricreare la fiducia presso le imprese e rilanciare gli investimenti. La dotazione è di 21 miliardi di euro provenienti: cinque miliardi dalla Banca Europea e 16 miliardi garantiti dal bilancio comunitario. I progetti di investimento che verranno finanziati dovrebbero poi mobilitare, grazie a un effetto moltiplicatore, altri 255 miliardi di euro da investitori privati e pubblici. Infine, c’è la politica nazionale che, si spera, con la legge di stabilità approvata con “riserva” anche dalla Commissione Europea, riesca tramite le riforme strutturali annunciate, il decreto dello “Sblocca Italia”, la maggiore elasticità concessa ai comuni nella realizzazione dei “tagli alla spesa” (che potranno riguardare anche la spesa di conto capitale oltre a quella corrente e avranno tempi più lunghi per l’ammortamento dei mutui) e tante altre misure espansive, a innescare la fiducia che fino ad oggi è mancata per una ripresa degli investimenti privati.

VASI SEMPRE PIÙ PICCOLI
Fino a qui, in estrema sintesi, lo scenario nel quale si inseriscono le speranze dei produttori e dei dettaglianti di fiori e piante italiani. I primi, in maniera omogenea, indicano che sono state solo le piante autunnali come il ciclamino, il crisantemo, le callune e le viole le specie più richieste, oltre alle solite note piante fiorite da interno (Phalenopsis, Anturium, Spatiphillum). In alcune zone per il crisantemo si sono dovuti attuare sconti del 10-15%, mentre il ciclamino, in altre, è terminato in anticipo su quanto programmato. Il lieve recupero registrato nella domanda pervenuta ai produttori liguri, in maniera meno diffusa, anche a quelli toscani, seguiti dai produttori pugliesi e siciliani (queste ultime due zone con toni più positivi), non evidenzia alcun cambiamento nell’atteggiamento dei consumatori poco inclini a lasciarsi attrarre dalle proposte dei dettaglianti. Senz’altro il clima non ha aiutato il settore che in alcuni casi ha limitato i rifornimenti al minimo indispensabile. Il mese di settembre, in base ai dati Ismea, ha evidenziato ancora una volta il calo di interesse per i prodotti florornamentali a fronte di una mancanza di prospettive rassicuranti sul piano politico-economico interno. Delle quattro categorie merceologiche, in settembre solo le piante da esterno hanno registrato un timido recupero (+5%) dopo mesi di perdite. A ottobre, come già detto, la domanda si è focalizzata sulle piante stagionali privilegiando i vasi di minori dimensioni, così se in passato si acquistava un crisantemo in vaso 22-24, negli ultimi due-tre anni si è scesi alle dimensioni di 18-20 centimetri. L’offerta da parte dei produttori italiani ha risentito della forte pressione sui prezzi, esercitata in diverse giornate del mese di ottobre, dalle aste olandesi. I rifornimenti dei garden center sono stati assai bassi nelle prime settimane del mese a fronte di una clientela poco interessata; solo nell’ultima settimana si è registrata l’affluenza attesa e seppure gli scontrini risultano allineati al 2013, di importo quindi medio-basso, non si può dire che non si sia venduto. Certamente non sempre il garden è riuscito ad approvvigionarsi nei giusti volumi; infatti, pur mantenendosi sui livelli di ottobre 2013, vi sono stati diversi casi di rimanenze. Il verde ornamentale, sempre in base ai dati più recenti dell’Ismea, chiude i primi dieci mesi dell’anno con un calo superiore al 2 per cento.

BENE I GARDEN CENTER
Gli operatori al dettaglio hanno realizzato promozioni e allestimenti che hanno favorito la frequentazione del punto vendita e sono state soprattutto le piante fiorite e verdi da interno a supportare gli sconti. I risultati delle vendite globali, cioè di tutti i reparti di un garden center sono più favorevoli: +2,5%, infatti, l’incremento su base annua nel periodo gennaio-ottobre (+6,5% nel mese di ottobre), che ovviamente quale dato medio di diversi format di vendita contiene una forbice che va da un quasi allineamento o lieve perdita tendenziale a performance anche più positive. Ci si pone il problema del proseguimento delle vendite e della scelta degli articoli da inserire sia nel programma di produzione delle aziende sia in quello di commercializzazione degli operatori a valle. Infatti, la diminuzione della clientela e soprattutto il venire meno “degli hobbisti”, a causa delle ristrettezze economiche che colpiscono una larga fascia di consumatori, impatta anche sui tipi di piante che possono risentire meno della concorrenza olandese o danese per quanto riguarda le scelte produttive delle aziende, così come di quella di altri punti vendita, nel caso il punto di osservazione sia il dettagliante. Infine la mancanza di pubblicità rende il prodotto florornamentale come un articolo a cui si può rinunciare, per poter soddisfare altri consumi di maggiore visibilità sociale.