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Che cosa succede nel mercato al dettaglio?

Le aziende che chiudono i battenti si moltiplicano, la quantità dell’assortimento delle piante fornite ai consumatori e disponibili sul mercato diminuisce e si ridurrà ancora di più in futuro, soprattutto perché la “grande maggioranza” dei produttori “non sa più coltivare”. Le scuole di giardinaggio e universitarie non sono migliorate negli ultimi anni. La ricerca, a parte la scarsità di fondi e la burocrazia imperante, è perduta in lidi senza futuro. Le figure professionali sono nel caos più totale e in questo scenario apocalittico non c’è da meravigliarsi se le aziende non investono. Comunque sia credo e spero che da qualche parte, a un certo punto, qualcuno avrà il coraggio di cambiare le cose, così come ha fatto la generazione del dopoguerra e i compagni di viaggio che ci hanno accompagnato negli ultimi quarant’anni e che, con Giovanni Serra, abbiamo voluto ricordare nel volume Floricoltura Italiana, storie, uomini, fatti (Edizioni Mursia). Prima di parlare di quello che occorrerebbe fare, credo che sia necessario cercare di capire che cosa è successo sul mercato nell’ultimo decennio.

DISTRIBUZIONE STRAVOLTA
L’intero settore della vendita al dettaglio e, quindi anche quello dei negozi di fiori e piante e dei garden centre, è stato sottoposto a enormi forze di cambiamento. La società dell’informazione e della comunicazione ha dato origine a un nuovo circuito commerciale (e-commerce). Tutto questo ha trasformato in profondità la distribuzione, il tipo di servizio richiesto dai consumatori e i termini del processo di valutazione/decisone dell’acquisto.
L’apertura internazionale del mercato europeo e italiano è stata accompagnata dall’accesso ai mercati di prodotti e servizi ottenuti con costi inferiori, ma anche dalla presenza sul mercato di distributori stranieri, molto più innovativi dei locali.
Le nuove condizioni macroeconomiche hanno indotto nuovi comportamenti e abitudini nel consumatore. Il commercio ha dunque subìto le trasformazioni del capitalismo e dei cambiamenti sociali che minano il modello della distribuzione di massa ereditato dalla crescita economica del dopoguerra.

POLITICA LATITANTE
Il commercio al dettaglio ha iniziato a rispondere a questi cambiamenti con la creazione di nuovi concetti di business, la sperimentazione di nuove modalità relazionali con il cliente, mettendo in evidenza i marchi principali. Il commercio locale adesso tenta di svegliarsi, mentre la GDO sta lottando per reinventarsi e contenere l’erosione delle sue quote di mercato. La velocità con cui avviene questo adattamento è più veloce nelle forme di commercio avanzate ma molto, troppo lento nel settore agricolo e floricolo.
La letteratura ha ampiamente dimostrato che le strategie sono efficaci a seconda delle “condizioni” che sono poste in essere dalla politica e notoriamente in Italia la politica agricola è insufficiente. Se poi escludiamo il piano florovivaistico nazionale, di solito un insieme di buone intenzioni ma senza risorse, nella floricoltura e nel giardinaggio la politica è totalmente assente.

IL RITORNO DEI PUNTI VENDITA LOCALI
Nelle ricerche economiche effettuate negli Stati Uniti, in Europa del nord e in Francia i professionisti e gli esperti prevedono un rafforzamento, nei prossimi dieci anni, del numero delle piccole superfici collocate nelle immediate vicinanze dei consumatori.
Le opinioni sono più divise sul futuro dei grandi negozi specializzati e dei discount. C’è anche ottimismo per il futuro del commercio della città, in particolare nelle piccole e medie città e nelle zone rurali.