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Export, bisogna fare sistema

Che ci sia bisogno di internazionalizzare è fuori discussione. Ma essere internazionali non vuol solo dire vendere all’estero. Vuol dire impostare la propria azienda in modo da essere in grado di vendere anche all’estero. Che le piante italiane vadano all’estero è fisiologico, nasciamo per offrire primizie e piante mediterranee. E sull’argomento si è svolto lo scorso 20 giugno a Pistoia, ospitati da Giorgio Tesi Group, grazie alla promozione di ANVE e all’organizzazione di Italian Trade Agency – ICE, l’incontro “Internazionalizzazione e competitività delle Imprese Florovivaistiche”.

DINAMICHE COMPLESSE
Ascoltando gli interventi ho capito che la competitività, in un settore così complesso come il florovivaismo per esportazione, soprattutto in paesi extra UE è una ricchezza da patrimonializzare, un’opportunità, ma non priva di rischi. L'obiettivo del convegno era divulgativo. Infatti, gli organizzatori hanno voluto informare le imprese nazionali di settore in merito alle principali problematiche relative all’export di fiori e piante ornamentali, in modo da migliorare le relazioni commerciali delle aziende che ancora non esportano, oltre a  rafforzare le posizioni delle ditte già presenti. Che il tema è sentito lo si è capito dal numero di personalità istituzionali che hanno partecipato all’evento così come i partecipanti, oltre un centinaio. Quello che è emerso da questo incontro è, senza dubbio, la complessità della materia, non solo nel semplice atto di esportare, ma per quanto riguarda le procedure, le dinamiche e le norme che disciplinano la materia sono complesse e merito una grande capacità gestionale.

LIVELLI DI ATTENZIONE
Nel dettaglio prima di esportare si devono tenere in mente due aspetti fondamentali: quali caratteristiche devono avere le nostre piante prima di essere esportate e quali sono i requisiti che ogni singolo paese chiede vengano rispettati. In questo l’Unione Europea, anche se miope a certe tematiche fondamentali, come mostrato da Lorenzo Bazzana di Coldiretti e da Alberto Manzo del Ministero Agricoltura MiPAAF, gioca un ruolo fondamentale, perché ci dà degli strumenti e riferimenti per relazionarci con il paese di origine del nostro cliente. Oltre al passaporto verde, Giovanni Vettori ha parlato dei diversi livelli di attenzione da tener presente a seconda della destinazione della merce, così come accade in Cina dove è necessaria l’iscrizione a organi preposti per poter importare in Turchia, dove sono i nematodi a poter causare il blocco all’importazione. La movimentazione delle merci, ha sottolineato nel suo intervento Emanuele Begliomini riportato anche sul sito Aboutplants.eu, può nascondere grandi rischi economici, vale quindi la pena affidarsi a personale locale esperto che ci possa sostenere nelle spedizioni. Ma dove esportare? Roberto Lovato di ICE-Agenzia ha confermato che la maggior quota delle nostre esportazioni va al mercato europeo, con Germania e Francia in testa, a seguire gli altri paesi dell’unione. 

ASSICURAZIONI? SCONOSCIUTE
Per quanto riguarda le esportazioni a paesi europei extra UE, la Svizzera e la Turchia hanno sostenuto molto le perdite avute nei paesi europei nel corso del 2013. L’entusiasmo mostrato per la Russia recentemente è stato smorzato da problemi e blocchi di merce che hanno comportato grandi perdite. Da un punto di vista organizzativo l’approccio e il mantenimento di canali commerciali con paesi stranieri, in particolare se extra UE, richiedono molta attenzione, non solo per le norme di importazione, ma soprattutto perché molti paesi, come la Russia adottano dazi e limitazioni alle merci europee. Certo che il criterio di lasciare tutte le incombenze al cliente è ancora la soluzione migliore, a noi resta preparare le piante e le documentazioni da dare al trasportatore. Il pagamento della merce così come gli accordi sulla gestione dei reclami e dei contenzioni sono argomenti che ogni azienda tratta da se’, sempre poi partendo dal presupposto che le assicurazioni sul credito, così come le assicurazioni sul valore della merce restano ancora pressoché sconosciute in Italia; riuscirà ANVE con il suo nuovo presidente Cappellini a cambiare questa tendenza?