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Giardino in vaso Acqua? Q.B.

Quanto va bagnata?” è la domanda più comune che mi viene rivolta. Rispondo sempre “Q.B.”, riferendomi a “sale: quanto basta” delle ricette di Pellegrino Artusi, che giardinieri novizi trovano irritante quanto i cuochi alle prime armi trovano l’Artusi. La gente vuole sentirsi dire “bagnare tre volte alla settimana con due litri d’acqua” che può seguire con precisione quanto “1 dl. di latte versato dentro a 150 grammi di farina 00”, ma in giardino, come in cucina, bisogna mettere il ditino nell’impasto e assaggiare. Per sapere se le piante vanno bagnate basta mettere un dito nel terriccio, sentire se la terra è ancora umida un paio di centrimetri sotto. Se è bagnata, o se ancora resta molto di terriccio umido attaccato al dito, lasciatela in pace ancora un po’.
Mia zia Elena, vivaista, diceva: “annaffiale tanto, ma poco” ovvero con tanta acqua, ma non spesso. Il giardiniere Massimo Pettini, a capo del Tepidarium del Giardino di Boboli, è della stessa scuola, e deve frenare i nuovi volontari che vorrebbero annaffiare le piante troppo spesso. Le piante respirano anche dalle radici, quindi non va bene tenerle costantemente bagnate, e diventano più resistenti se vengono lasciate appena un po’ asciugare fra una annaffiatura e l’altra.
L’atra domanda comune è: “Cos’ha? È malata?”. Il cadavere di pianta che mi fanno vedere, nel 80% dei casi, è morto di sete. Nel 10-20% dei casi è morto annegato. In una piccola percentuale di casi c’è un agente patogeno esterno — dal fungo al parassita — ma per piante in vaso da esterni è raro che sia la vera causa della morte. Non sono patologa e a malapena distinguo fra i possibili patogeni, ma gli animaletti che proliferano su piante sofferenti tendono a essere porcellini di terra, che si nutrono di materiale già in decomposizione, oppure vari insetti che fanno danni estetici alla pianta senza però causarne la morte, a meno che questa sia già sotto stress.
Se insisto a non dire quanta acqua e quanto spesso va data a una pianta, a chi vuole solo istruzioni semplici per tenerla in vita, è perchè tutto dipende. Dalla pianta, dalla stagione, dall’esposizione, tanto per cominciare. Una pianta con molte foglie grandi, o lunghe, in linea di massima, avrà bisogno di più acqua dalle foglie minute, perché traspirano più dalle foglie, per cui le graminacee alte andranno annaffiate più di un rosmarino quando fa caldo. A quello ci arriva chiunque. È il vento invece che spiazza tutti, nelle mezze stagioni: le piante si seccano più per il vento che per il caldo, bisogna spiegare di stare attenti a dove sono poste. Un balcone in pieno sole sembra più pericoloso, ma è il terrazzo all’ultimo piano con vista e brezza rinfrescante il vero killer, è un tunnel di disidratazione per le sue ospiti. Bisogna bagnare in proporzione a quanta acqua viene persa e davvero l’unica maniera di saperlo è provando col dito finché non ci hai fatto l’occhio.
Si vede benissimo quando una pianta ha sete, perché le foglie si arrotolano su se stesse o si piegano sul picciolo, eventualmente cadono quando il secco è avanzato, ma si dovrebbe cercare di intervenire un po’ prima che il paziente abbia un infarto.
Teniamo presente che ho iniziato molto a monte il discorso delle innaffiature, parlando di contenitori e terricci negli articoli precedenti, e che ci sono vantaggi e svantaggi. Su questo ognuno fa le sue scelte in base alle proprie necessità, e vedrà quanta acqua dare, ma su un solo fattore consiglio il miglior prodotto: l’acqua piovana.
A parte il costo, e considerazioni ecologiche per cui cerco di non sprecare acqua potabile, l’acqua dalle mie parti è molto calcarea. Gli effetti dell’acqua dura sulle piante in vaso si vedono rapidamente: i vasi di cotto accumulano cerchi bianchi tutto attorno, e a lungo andare si forma una crosticina di sali sulla superficie del terriccio. Buona parte delle piante può reggere a questo regime, se sono esposte anche alla pioggia come succede in terrazzi aperti, ma ovviamente questa dieta alcalina non piace alle piante acidofile — quali camelie, azalee e rododendri — e va corretta periodicamente quando si rinnova il terriccio, che deve essere specifico per piante acidofile, o con prodotti specifici.
I danni maggiori sono su piante da interni, o in terrazzini coperti. È essenziale che vengano spostate fuori durante l’estate, per qualche bella lavata di pioggia e un po’ d’aria fresca, perché l’aria stagnante degli appartamenti è la causa principale di tutti i ragnetti e infestazioni varie a cui vanno soggette. Vedo con piacere questa pratica in tutti i vicoli dei paesini, in tutte le corti cittadine, che si affollano di piante in vaso quando si smorza l’inverno. Ovviamente rispettando le esigenze delle piante stesse, perché prendere una pianta originaria della giungla, da ombra, ed esporla su un lastricato al sole è la maniera sicura di bruciarla.
Anche le belle lavate di pioggia possono non essere sufficienti, perché una pianta dalla chioma densa che arriva ai limiti del contenitore funge effettivamente da ombrello, creando una zona che in inglese si chiama rain shadow, “ombra di pioggia”, che resta secca. È il caso tipico di pittospori, bossi, ed altri sempreverdi dalla foglia piccolo. Controllate le piante anche dopo una pioggia e rimboccatele se necessario, annaffiando il terriccio, non le foglie. Avrete notato che insisto sull’osservazione personale: controllate, toccate, smuovete, “ciacciate” le vostre piante per conoscerle meglio, sono esseri viventi che non sottostanno a regole ferree ma che reagiscono ad ogni cambiamento dell’ambiente circostante, e voi siete lì per assecondarle. Non affidatevi ciecamente a un sistema di irrigazione, se lo avete, perché le piante non hanno un timer, e non hanno una vocina per dirvi se qualcosa è andato storto.
La pioggia è un toccasana, ma per annaffiare regolarmente con acqua piovana bisogna provvedere a cisterne di raccolta, che meritano un capitolo a parte, assieme ai sistemi di irrigazione, che possono essere dei validi aiuti in giardino. Il minimo che posso dire è che l’irrigazione automatica non è un cervellone automatico che provvede perfettamente alle richieste idriche di tutte le vostre piante, ma è uno strumento da capire e tenere d’occhio. Controllate regolarmente che l’acqua erogata sia sufficente, nè troppa nè troppo poca, insomma acqua: q.b.