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Integrati, moderni e scientificamente provati

La protezione delle piante è un argomento di grande attualità non solo per gli sforzi variamente profusi dalle aziende che producono prodotti per l’agricoltura integrata, micorrize, soluzioni a base di alghe ed estratti vegetali o più semplicemente prodotti di sintesi ammessi in agricoltura biologica. È un argomento in auge anche il castello normativo che governa e soprintende sia l’agricoltura italiana, sia quella europea partendo dall’ultima PAC, la quale prevede investimenti e sviluppi per quei prodotti che sono originati da buone pratiche agronomiche e dalla riduzione dell’impatto sull’ambiente delle colture. Questo articolo vuole raccogliere le esperienze maturate durante gli incontri tenutisi a cura del Distretto Florovivaistico Alto Lombardo, prima (6 giugno 2014), e della Fondazione Minoprio, poi (10 luglio 2014). Sono stati, questi, incontri caratterizzati da un alto profilo, non solo per quanto concerne il coinvolgimento delle istituzioni regionali e nazionali, ma anche per il grande coinvolgimento delle aziende (sia operanti nel campo della floricoltura e del vivaismo, sia produttrici di prodotti per l’agricoltura integrata).

BUONI, MA BELLI
Le politiche di riferimento, partendo dal nuovo PAN (Piano di Azione Nazionale) passando dal DL 150 ed evocando tutti i PSR delle varie regioni italiane, parlano chiaro: si deve migliorare la produzione riducendo l’uso dei pesticidi di sintesi. Questo non vuol dire solo subire la minaccia che i nostri guadagni si riducano perché diventa obbligatorio tenere più registri, perché s’impone di investire soldi in formazione del personale e perché ci si deve obbligatoriamente attrezzare per far fronte alla montagna di norme che sempre più gravano sulla gestione di un’azienda del tipo che qui interessa. Incremento delle qualità vuol dire anche arrivare a concepire la propria coltura in modo diverso, moderno. Spesso si sente dire, da più fronti, che quello che si deve fare è un passo indietro poiché ci si sarebbe spinti troppo oltre nel produrre prodotti belli ma avvelenati: arrivando finanche ad argomentare che è giunto il momento di produrre prodotti buoni, anche se brutti. Io credo che questa visione sia svilente. Oggi si possono produrre prodotti buoni, sani e, perché no?, anche belli, con gli strumenti e le conoscenze di cui disponiamo. Il compito di tutti, da chi scrive a chi legge passando per chi produce, deve essere quello di desiderare far meglio. Anche perché siamo costretti a rendere le nostre produzioni integrate al fine di poter accedere ai PSR e agli incentivi messi a disposizione del nuovo PAN.

GENERALE EVOLUZIONE
Le cure agronomiche hanno giocato un ruolo fondamentale per il raggiungimento dei buoni esiti dei nostri prodotti: questi esiti sono visibilmente tangibili e a conoscenza di tutti. L’aspetto innovativo delle cure agronomiche sta nel saper fare bene i conti: infatti un buon terriccio, una serra pulita e disinfettata in modo efficace e l’utilizzo di materiale di propagazione di qualità portano ad avere un investimento iniziale alto, ma che permetterà in futuro una notevole riduzione dei costi di coltivazione. Le piante, siano esse giovani piante in riproduzione, piante da vaso ornamentali o piante adulte a dimora (volgendo un occhio anche ai tappeti erbosi e al verde cittadino) richiedono sempre un costante monitoraggio delle condizioni di crescita, prima ancora che un controllo delle malattie. Si è perciò costretti a prestare una maggiore attenzione alla coltivazione delle nostre piante, prima che le stesse si ammalino: questo anche perché l’uso di molti prodotti chimici è stato fortemente limitato da nuove norme e leggi. Non si può tralasciare di evidenziare che elementi quali i cambiamenti climatici e la diffusione di patogeni appartenenti a specie alloctone (elementi non dipendenti dalla nostra volontà), così come le più opportune strategie fitoiatriche tese alla cura degli organismi vegetali, sempre più sensibili all’ambiente e agli operatori, ma anche la resistenza ad alcuni principi attivi e l’evoluzione delle strutture e delle tecniche colturali, rendono sempre più complessa la cura e il monitoraggio dei patogeni. 

BENESSERE, ASPETTO FONDAMENTALE
Una ben concepita lotta integrata e biologica può essere una modalità che assicuri sempre maggiori successi ed impieghi anche nella coltivazione di piante ornamentali. Questo è, in particolare, ciò che è emerso, durante l’incontro di giugno tenutosi a Minoprio dal titolo “Il nuovo piano di azione nazionale per l'uso sostenibile dei fitofarmaci visto da professionisti del settore”.  
Un punto importante che sta alla base di una corretta interpretazione e impostazione della lotta biologica, prima ancora delle normative, dei costi e delle modalità, è il concetto di benessere delle piante.
Quando si pensa al benessere (o meglio, al “malessere”, perché pare che ci si accorga delle piante solo quando diventano, per i più svariati motivi, “a rischio”) delle piante si pensa a grandi alberi pronti a schiantare a terra su macchine e bambini che vanno a scuola, oppure a cadere rovinosamente sui tetti delle nostre case: sono convinto che ognuno di noi abbia in mente il proprio esempio personale. Ma l’aspetto fondamentale è che si deve pensare al benessere delle piante dal principio, partendo dal seme o dalla talea. Molti sono gli elementi che bisogna prendere in considerazione, ma tutti devono assolutamente fare riferimento a piante in buona salute, coltivate con tecniche agronomiche adeguate e che, soprattutto, dispongano di tutti gli elementi per poter fronteggiare e resistere da sole agli attacchi dei patogeni. Così come esplicitamente dichiarato e promosso da una dozzina di norme di recente introduzione, le fisiopatie sono il primo e principale nemico da combattere se si vuole ridurre l’utilizzo dei pesticidi in agricoltura.

FORMAZIONE OBBLIGATORIA
A Minoprio, insomma, si è svolto un bell’incontro su questo tema: bello perché ricco di pubblico attento e interessato; bello perché egregiamente organizzato, in modo tale da offrire alle aziende la possibiilità di presentare i propri prodotti e divulgare le proprie filosofie.
Particolarmente interessante dal punto di vista scientifico è stato il contributo del Professor Carlo Duso che, con Alberto Pozzebon, ha mostrato con testimonianze e rendiconti statistici gli sviluppi della lotta integrata su Frankliniella occidentalis con un bell’esempio di barriera biologica.
Accattivante la presentazione congiunta di quattro consulenti: Bertoni, Buttè, Pasi, Riva, che hanno condiviso le problematiche e le opportunità di sviluppo della lotta integrata in ambito produttivo e manutentivo, con il progetto di mettere a punto un programma di coltivazione con lotta integrata per le aziende florovivaistiche e dei protocolli di gestione per le aree frequentate da soggetti sensibili negli ambiti urbani.
Dal punto di vista istituzionale tutte le proposte presentate in occasione del convegno si sono rivelate estremamente di attualità perché, come ampiamente mostrato dal dottor Cavagna della Regione Lombardia, il PAN nelle sue integrazioni prevede tra l’altro che dal 26 novembre 2014 venga istituito un sistema di formazione obbligatoria, rivolta agli utilizzatori, distributori e consulenti, quale necessaria per poter acquistare e utilizzare i prodotti antiparassitari.

LOTTA O GESTIONE?
Tutti questi “pesi” e limitazioni possono essere agilmente evitati mediante l’utilizzo di prodotti organici e avvalendosi di antagonisti naturali delle patologie. Filippo Lazzarin ha mostrato quali sono i mezzi a disposizione per una lotta integrata, ossia: prodotti di derivazione naturale, prodotti chimici consentiti nel biologico, microrganismi antagonisti, insetti ausiliari e gli estratti vegetali.
La giornata si è conclusa con la presentazione di alcune aziende che oltre a essere presenti con uno stand espositivo hanno avuto modo di illustrare diffusamente i propri prodotti. In particolare, dal confronto con gli espositori, è emerso quanto gli stessi ritengano imprescindibile offrire prodotti di alta qualità, cercando di comprendere se l’utilizzo di prodotti organici sia o meno la via certa e sicura per approdare a risultati di buon livello, in quanto la lotta chimica presenta anche limiti formali. È necessario anche partire da un punto di partenza secondo il quale vi è una grande differenza tra sanità e vitalità della pianta, per giungere quindi a comprendere se sia il caso di parlare di “lotta” o se, invece, non sia più indicato cominciare a parlare di “gestione dell’ambiente”.

PUBBLICO = PRIVATO
Un ulteriore approfondimento sul piano amministrativo e di conoscenze dei nuovi patogeni è stato portato dall’incontro del 10 luglio, nell’ambito del quale Fondazione Minoprio ha organizzato il seminario “Problematiche fitopatologiche emergenti per il settore florovivaistico ed il verde ornamentale”. In questa occasione si ha avuto modo, grazie agli interventi di Beniamino Cavagna della Direzione Generale Agricoltura della Regione Lombardia, di capire che il passaggio culturale richiesto a chi opera nel settore delle produzioni agricole e così pure a chi si occupa di verde ornamentale, è il passaggio da una visione del singolo intervento privato a una visione all’interno della quale il bene pubblico e quello privato coincidano e si valorizzino reciprocamente anche grazie ai finanziamenti pubblici. Mariangela Ciampitti ha mostrato alla platea (circa 100 partecipanti) come sono organizzate le attività di monitoraggio dell’ERSAF Servizio Fitosanitario in termini di presenza di patogeni nuovi e vecchi nel territorio regionale. Andrea Tantardini del Laboratorio del Servizio Fitosanitario della Fondazione Minoprio, ha mostrato, con esempi dettagliati e chiari, come riconoscere alcuni dei recenti parassiti introdotti in Italia, tra cui l’oidio delle magnolie a foglia caduca e il Cilindrocladium buxicola che defoglia e devasta il Buxus sempervirens. Matteo Maspero ha infine mostrato come si sia sempre più globalizzati anche nella gestione dei patogeni e di come l’Unione Europea, attraverso l’EPPO è in grado di fornire informazioni sufficienti al fine di poter adeguatamente far fronte o arginare gli attacchi che gli ecosistemi nostrani subiscono dall’esterno. L’agronomo Daniela Beretta ha testimoniato, infine, come delle semplici schede di controllo possano consentire a chi produce piante ornamentali di avere sempre sotto controllo non solo la produzione, ma anche i costi di produzione. Conti alla mano, ha quindi mostrato come gestione e prevenzione costino meno di cura e difesa. Poi, ha concluso spostando l’attenzione su prodotti “nuovi” come i Tricoderma, evidenziando anche che i “formulati” spesso rendono ambiguo il reale contenuto dei prodotti.