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La sicurezza passa dalla diagnostica

Il Laboratorio fitopatologico del Servizio Fitosanitario Regionale (SFR), con sede presso la Fondazione Minoprio, ha iniziato la sua attività nel 2003. La nascita di tale laboratorio è stata fortemente voluta e promossa dalla Regione Lombardia come valido supporto da affiancarsi al SFR nello svolgimento dei propri compiti di vigilanza, tutela e qualificazione delle produzioni vegetali e, più recentemente di prevenzione verso l’introduzione da Paesi terzi di nuovi patogeni e parassiti dannosi, in conseguenza del sempre più crescente diffondersi e attestarsi degli stessi sul nostro territorio.

PIÙ RESPONSABILITÀ
In seguito alle disposizioni della direttiva 2000/29/CE, modificata nel 2002 dalla 2002/89/CE, i servizi fitosanitari regionali hanno acquisito una accresciuta responsabilità a livello europeo. Tale direttiva comunitaria è stata recepita a livello nazionale dal Decreto Legislativo 19 agosto 2005, n.214, il quale definisce dettagliatamente e specificamente le misure atte ad impedire l’introduzione e la diffusione all’interno del territorio nazionale degli organismi nocivi di quarantena. A livello nazionale sono emanati anche i decreti di lotta obbligatoria (19) nei confronti di patogeni particolarmente pericolosi: questi richiedono necessariamente che abbiano luogo monitoraggi capillari sul territorio interessato, seguiti tempestivamente dal una rapida identificazione dei focolai al fine di procedere con un’adeguata eradicazione e il conseguente contenimento della diffusione. In ottemperanza a queste disposizioni il SFR necessita di avanzati supporti diagnostico-tecnologici per l’identificazione dei patogeni e parassiti (virus, fitoplasmi, funghi, batteri, nematodi e artropodi). Nel caso dei organismi nocivi da quarantena le analisi hanno valenza ufficiale e i risultati ottenuti possono portare ad importanti risvolti legali, come accade qualora occorra distruggere una partita o chiudere un vivaio perché trovati infetti.

RAFFINATE TECNICHE
Le analisi a supporto delle lotte obbligatorie e dei monitoraggi delle malattie da quarantena sono un’attività consistente del laboratorio. Sul territorio lombardo vengono costantemente monitorati diversi patogeni gravemente dannosi per le colture tra le quali Erwinia amylovora o colpo di fuoco batterico, la batteriosi del kiwi, Sharka delle drupacee, cancro colorato del platano, Scopazzi del melo e Flavescenza dorata della vite sono tra le più diffuse. Le pratiche volte al riconoscimento e alla successiva, conseguente identificazione puntuale dei principali virus, fitoplasmi, funghi, batteri, nematodi e artropodi fitopatogeni si avvalgono delle più recenti tecnologie in campo diagnostico. Alle valide ma complesse tecniche tradizionali d’identificazione basate su saggi morfologici, nutrizionali e di patogenicità, sono da anni affiancate raffinate tecniche biomolecolari (PCR etc.) e immunoenzimatiche (E.L.I.S.A. etc.), quali presentano caratteristiche di elevata sensibilità, specificità, rapidità e affidabilità. Queste tecniche hanno il pregio di consentire l’identificazione del patogeno a livello di specie e, talvolta, anche oltre (sottospecie, ceppo, sottogruppo, etc.), ma necessitano necessariamente di essere supportate da un’elevata competenza dell’analista. Il personale addetto allo svolgimenti degli esami di cui sopra ha quindi, obbligatoriamente, una formazione consolidata in patologia vegetale, possiede specifiche competenze in materia di diagnostica fitopatologia e di biologia molecolare e ed è sottoposto a continua formazione e aggiornamenti costanti. 

DI NUOVA INTRODUZIONE
Numerose sono le malattie fungine di nuova introduzione sul territorio italiano: ad esempio nel 2003 è stata trovata per la prima volta in Europa la Discula destructiva, malattia americana che colpisce le piante di Cornus ssp.; nel 2004 è stata rinvenuta la Valsa ceratosperma, malattia di origine orientale che attacca il pero; invece della primavera appena trascorsa sono le diagnosi di Plasmopara obducens su impatiens e il ritrovamento di Cylindrocladium buxicola, fungo che attacca il bosso. Il laboratorio ha al proprio interno anche una sezione dedicata agli insetti. Milioni sono le specie appartenenti a questa classe di organismi, ma sono circa un migliaio quelle d’interesse agrario o forestale in Italia. Molte meno sono quelle d’attualità per i danni particolarmente gravi che possono determinare: tra esse diverse sono esotiche o da quarantena e di recente introduzione. Ci si riferisce, in particolare, a specie come Rhynochophorus ferrugineus o curculionide delle palme, Anoplophora chinensis, più noto come tarlo asiatico, e molte altre.

Dal 2008 il laboratorio è certificato secondo la norma UNI EN ISO 9001:2008. L’adeguamento dei processi di laboratorio viene costantemente perseguito nell’intento precipuo di garantire la qualità e la trasparenza delle analisi nei confronti degli agricoltori, nonché di monitorare l’affidabilità delle analisi attraverso il continuo miglioramento del servizio. L’attività di consulenza e diagnosi viene offerta anche agli agricoltori, professionisti del verde, agronomi, giardinieri e privati cittadini. È perciò possibile inviare un campione da analizzare o richiedere un sopralluogo per visionare lo stato sanitario di parchi e giardini.