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Primi segnali di ripresa

L’anteprima digitale del rapporto pubblicato dalla Coop 2014 su consumi e distribuzione (www.e-coop.it) consente di avere uno scenario di semplice lettura sull’intero periodo di crisi economico-finanziaria e su come abbia inciso nei comportamenti dei consumatori. Senza entrare nel merito di ogni argomento, con lo scopo di inquadrare i primi sei mesi delle vendite di piante in vaso (vedi GreenUp n. 144) e di capire se in qualche area geografica l’evoluzione può migliorare, basta un accenno ai fattori salienti.

I punti critici: rafforzamento Euro e disoccupazione
La perdita di ricchezza misurata come contrazione del Pil (prodotto interno lordo) cumulata dal 2007 al 2014 è stata del 7,1% nel Centro-nord e del 13,5% nel Mezzogiorno. Questo ha comportato livelli di disoccupazione crescenti nel Meridione (2,6% nel Centro-nord Italia e del 10,7% nel Sud). La tenuta dell’export ha favorito maggiormente le regioni del Nord Italia e al contrario, l’economia del Meridione non ha avuto questo sostegno perché la struttura imprenditoriale presente è poco internazionalizzata. Infine la recessione in Italia ha colpito soprattutto il lavoro dipendente la cui perdita di lavoro è stata superiore a quella del lavoro autonomo. Tra i punti critici che ostacolano l’inizio di una ripresa vi sono:

- Il rafforzamento dell’Euro avvenuto dall’estate del 2012, che ha reso le esportazioni europee più costose; a sostenere tale andamento vi sono i capitali provenienti dai paesi emergenti (fuga di capitali dovuta alla crisi) e diretti all’acquisizione di titoli del debito dei paesi periferici dell’Ue che riducono lo spread Ue, ma rafforzano il cambio dell’euro; 

- l’aumento della disoccupazione, che fa abbassare i salari e l’inflazione, prossima allo zero per i paesi Ue indebitati, rappresentano un pericolo. In Italia in molte città già si registrano i primi tassi di inflazione negativa.

La cura, dare credito al settore privato
La Bce ha messo in campo nel 2014 nuove misure al fine di rilanciare il credito al settore privato e contrastare la disoccupazione: fra queste una prima “tranche” di 400 miliardi di liquidità a basso costo data alle banche con il vincolo di trasformare il finanziamento in erogazione di prestiti ai privati entro un limite di tempo. Il meccanismo è abbastanza complicato ed è già stato usato con criteri più flessibili dall’inizio della crisi. La cura a grandi linee è nota, ma la complessità dell’attuazione e le divergenze all’interno degli organismi decisionali della Ue potrebbero frenarne l’efficacia: minore austerità nella politica monetaria di ogni singolo stato, aiutato dalle misure monetarie espansive della Bce; riforme strutturali che incoraggino l’afflusso di capitali interni ed esterni; rilancio degli investimenti con la probabile costituzione di un fondo europeo (in parte pubblico e in parte finanziato da privati) destinato a finanziare progetti in determinati settori (tra cui quello energetico, delle infrastrutture e ambientale).

Nel 2015 stop alla caduta
Veniamo alle previsioni: il potere di acquisto delle famiglie nel 2014 non registrerà un’ulteriore caduta. Il 2013 è stato il sesto anno consecutivo di contrazione dello stesso, ma la flessione è stata di entità più bassa rispetto a quella degli anni precedenti e l’evoluzione di tale indicatore è andata migliorando nella seconda metà del 2013. Tuttavia le stime per la Ue riviste dall’Ocse indicano ancora una volta una limatura verso il basso dei livelli del Pil stimati precedentemente. La maggior parte dei paesi Ue compresa l’intera Ue scendono: l’Ue dovrebbe registrare una crescita del Prodotto interno lordo (Pil) dello 0,8% contro l’1,2% calcolato la primavera scorsa. Per l’Italia la stima indicata dal governo pari a +0,8% è ribaltata da previsioni assai pessimistiche dell’Ocse che riportano il Pil sotto lo zero (seppure di pochissimo -0,4%) e migliori per l’agenzia Standard & Poor’s che invece stima un Pil invariato (crescita zero nel 2014). Solo nel 2015 “tecnicamente” si esce dalla recessione, con +0,1% previsto dall’Ocse.

 

Crisi e maltempo non ritardano la ripresa

Se si rileggono, alla luce di quanto sopra, i dati pubblicati da Ismea relativi alle vendite realizzate nel primo semestre dalle aziende di piante, alberi e arbusti e quelle del panel dei garden center nei primi otto mesi, si percepisce come il ciclo delle vendite è stato molto corto, ma positivo nel Meridione e di lieve espansione nel Nord Italia, in linea con uno scenario di maggiore debolezza nel Sud Italia. Nella Toscana per le aziende con piante in vaso si riscontra una sostanziale staticità dei valori complessivi rispetto al primo semestre dello scorso anno ma una ripartizione a favore di aziende che hanno optato per investimenti nelle strutture, innovazioni o caratterizzazioni dell’offerta varietale e l’aggiunta di servizi. Nel Lazio e in Puglia solo i primi tre mesi sono andati bene, poi è mancata oltre alla richiesta locale anche quella dei mercati esteri o come nel caso della Puglia, gli ordini dal Nord Italia. Alcune produzioni tipiche della Liguria e della Sicilia, invece, sono andate meglio negli ultimi tre mesi. L’estate è proseguita con toni assai dimessi a causa della cattiva evoluzione climatica che ha contraddistinto anche il primo semestre

I dati provvisori del panel dei garden center indicano per i primi otto mesi dell’anno un risultato per il primo semestre positivo solo per le piante da serra fredda (vedi tabella) che chiude con i successivi due mesi:

- negativamente per i garden center di piccole dimensioni a causa di un mese “luglio” particolarmente piovoso;

- con un rialzo invece tra il 3 e il 5% per i garden di medie-grandi dimensioni grazie ad un’evoluzione migliore in alcuni mesi del semestre e ad una tenuta anche nel pessimo mese di luglio.

Questo quadro è in parte influenzato dal clima che nel 2013 si sviluppò in maniera quasi speculare a quanto registrato nel 2014, con una primavera fredda e poco luminosa e un’estate favorevole che consentì una ripresa delle vendite, non tale però da bilanciare le perdite della primavera; di conseguenza anche la tenuta del fatturato per le aziende che producono piante in vaso (mediocre ancora la dinamica registrata per le aziende vivaistiche) e la maggiore dinamicità tendenziale nei periodi delle ricorrenze si può considerare il preambolo di un miglioramento nel primo semestre 2015.